In un Paese caratterizzato dai disastri civili, politici, culturali e persino antropologici prodotti da 50 anni di un regime di sostanziale truffa partitocratrica, giunto poi al suo apice con i successivi lustri berlusconiani, cosa ci si può aspettare se non un progressivo e ingravescente imbarbarimento civile? Ed ecco che Tavolazzi rilancia il finto referendum. Dalle leggi “ad personam” al referendum “ad usum delphini” (espressione simbolo di tutte le manipolazioni di notizie o altre informazioni intese a compiacere un dato soggetto o a nascondere delle verità scomode per le parti in causa).
“Le parole sono l’elemento principale – fondamentale – della comunicazione fra persone. Le parole possono scaldare i cuori, infiammare masse, provocare rivolte, fare sognare, descrivere un fatto, un sentimento, un’immagine. Possono rivelare, svelare, denunciare. Le parole possono unire o dividere. Possono fare male, specie quando a scagliarle è qualche killer verbale ben ammaestrato” scriveva un giornalista in relazione a “Le parole sono pietre” di Carlo Levi.
E così Tavolazzi (con logicissima coazione a ripetere, visto lo spazio mediatico che ottenne con la farsa del finto, truffaldino, fantasmatico “referendum” del 2007) assieme al Movimento di Beppe Grillo rinnova la truffa semantica. Ed essendo la semiologia strettamente imparentata con altre discipline quali la logica, la psicologia, la teoria della comunicazione, la stilistica e la filosofia del linguaggio, a mio giudizio rinnova, giocando sul piano della politica, quella che bene si può definire una truffa politica nella sostanza.
Proprio perché le nostre parole sono i mattoni della nostra esistenza, un eventuale uso arbitrario, cioè non supportato da logicità o buonsenso semantico, comporta necessariamente uno stravolgimento della trama del linguaggio, e di conseguenza del nostro rapporto con il reale. Attraverso il linguaggio e solo per mezzo di esso noi veicoliamo i nostri pensieri e, di conseguenza, il nostro agire. Per dirla con Wittgenstein, il pensiero si dà nel linguaggio. O, per dirla come piace ai Radicali, le parole siamo noi, noi siamo fatti di parole, quindi dato il fatto che non è il fine che giustifica i mezzi, ma che sono piuttosto i mezzi a prefigurare i fini, allora una truffa semantica è sempre e soprattutto una truffa politica.
Tavolazzi, come già brillantemente fece nel 2007, oggi assieme al Movimento Grillo passa di nuovo il Rubicone della legalità semantica sostanziale e, allineandosi a frequenti comportamenti del governo Berlusconi, si pone dall’altra parte rispetto alla Costituzione. Da una parte la Costituzione che consegna ai cittadini due schede per partecipare al gioco democratico, quella delle elezioni e quella del referendum, dall’altra Tavolazzi che confonde la legalità e lo stato di diritto con l’approssimazione arbitraria. Non esiste differenza fra le due schede nel profilo costituzionale ma cosa si direbbe di chi decidesse di attivare una elezione autogestita? Nel migliore dei casi tutti riderebbero. Ed è pure necessario ricordare che Statuti e Regolamenti disciplinano varie altre forme di partecipazione popolare e che ognuno è libero di fronte allo scarto fra procedura legale e seduzione demagogica: il nonviolento sta sempre dalla prima parte, l’opportunista dalla seconda.
No, non è come dice Tavolazzi che afferma che “questa è comunque una prova di democrazia”, questa è invece una prova di antidemocrazia, la cui cifra è rappresentata da demagogia e populismo.
Cordiali saluti.
Ferrara, 4 febbraio 2011
Mario Zamorani
Presidente di Radicali Ferrara
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