SULL’ISTITUZIONE DEL REGISTRO DEI TESTAMENTI BIOLOGICI
Considero la possibilità che a Ferrara venga istituito il registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento come una grande opportunità per i cittadini: è una presa di coscienza, è una parola chiara e decisa, uno di quei gesti che le persone libere e attente alle libertà di tutti attendono da una amministrazione che voglia essere rappresentativa e che, con spirito laico, si faccia portatrice delle istanze della società tutta, e non di una sola parte di essa.
Il fine vita è parte di un corpus di diritti individuali fondamentali, come il diritto di formarsi una famiglia largamente intesa, il diritto alle cure mediche, il diritto ad una giustizia uguale per tutti, il diritto all’istruzione, al lavoro, alla procreazione responsabile, ad una gravidanza consapevole. Nel rispetto della libertà altrui – unico limite concepibile alla libertà individuale – occorre garantire il diritto di poter agire in conformità ai propri convincimenti morali e alla propria idea di dignità.
Si tratta non solo di salvaguardare il principio dell’autodeterminazione, ma anche e soprattutto, di proporre alla società, alle persone, ed in particolare alla popolazione giovane, il tema difficile, ma fondamentale e non mistificabile, del termine della vita. Il testamento biologico assume un valore profondamente educativo, perché obbliga ciascuno di noi, anche i giovani, ad affrontare temi esistenziali, a dibattere e a interrogare se stessi.
La scelta di compilare le dichiarazioni anticipate convive con la scelta, altrettanto degna, di non farlo. E nelle dichiarazioni è possibile scegliere di non volere o di volere determinati trattamenti. In questo modo la scelta di ciascuno non incide e non lede in alcun modo la scelta, diversa, di altri.
Proprio per questo il registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento è uno strumento che una società civile ed evoluta mette a disposizione dei cittadini per realizzare al meglio la libertà individuale.
Ogni individuo è unico, con una diversa visione della vita e di ciò che la rende accettabile, una diversa tolleranza delle sofferenze e delle menomazioni fisiche e psichiche. Solo accettando questa diversità si assicura il rispetto della persona che non è mai in conflitto, ma è parte integrante del rispetto della vita umana.
Credo davvero che l’istituzione del registro possa tradursi in una prova di cooperazione attiva tra amministrazione e cittadini. Non è una prova di forza tra un comune e lo Stato. È un segnale, importante e necessario. Ed è per questo che auspico, qualora il Consiglio Comunale approvi l’istituzione del registro, l’apertura di un dibattito civile, leale e partecipato attraverso iniziative di promozione sociale che informino pienamente ed efficacemente ciascun cittadino.
Ferrara, lì 7 maggio 2010
Ilaria Baraldi
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